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barbara78e
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9 ottobre

09/10/2013, 8:54

Viaggio in Vajont

Tina Merlin e le sue parole mi hanno fatto venire voglia di salire lassù, alla diga.
La valle è sul confine tra Veneto e Friuli. Davanti Cortina, dietro Venezia e a destra la diga bianca fra le rocce nere, come un monumento a ciò che è successo, come fosse un effetto e non una causa.
Svoltando nella piana del Piave, si imbocca la strada che si inerpica verso le gallerie alte, all'altezza dell'invaso.
Giunti oltre l'orlo, sopra la montagna di terra, le dimensioni faticano ad entrare nella giusta prospettiva. La ferita sulla montagna è enorme, ma lo sguardo ancora non la abbraccia nella sua totalità.
Decido di di salire a Erto.
Il paese, sassoso come la montagna, appare mostrando case alte e strette, addossate l'una all'altra. Le vie si snodano davanti a portoni, molti dei quali ancora chiusi e abbandonati. In pochi hanno rivendicato il diritto di vivere nelle case dei propri "veci".
Incontriamo una signora, che ha aperto un piccolo negozio di artigianato locale. Parliamo un po'.
"Non è facile, ma grazie a Paolini e al suo spettacolo, ora ci conoscono e arrivano fin quassù".
Osservo la merce. Immancabili cartoline in bianco e nero, presine, cucchiai di legno, sciarpe fatte a mano. Guardo meglio, vedo anche forbici Maniago e mi viene in mente che parte del paese è stato ricostruito proprio nella piana pordenonese.
Poi i libri. Piccole edizioni, in alcuni casi introvabili, come il libro fotografico di Befi Zanfron "Vajont 9 Ottobre 1963 -Cronaca di una catastrofe-". Il fotografo è fra i primi ad arrivare dopo la tragedia, dal suo negozio di Belluno dove lavorava con la sorella. Le immagini si sovrappongono al paesaggio fuori dalla finestra, a quella cicatrice sulla montagna dove prima c'era un mondo intero, spazzato via da una manciata di minuti di apocalisse.
"Se volete vedere bene la frana, potete prendere il sentiero che passa davanti al cimitero, appena fuori il paese. Fate attenzione a tenervi verso il muretto, perché non ci sono protezioni".
Ringrazio, mentre aspetto che incarti due cucchiai di legno, una forbice da stoffa e il libro di Zanfron.
Mi incammino seguendo le indicazioni. Il tratto di strada è pieno di sterpi, l'inverno è appena finito. Il sole però è limpido e riscalda.
Giungo alla curva, nascosta dal muretto a secco. Ed eccola! La diga è una ventina di metri sotto di me, in linea d'aria. Lo sguardo spazia dal piccolo lago rimasto, fino al bordo della diga e oltre, verso Longarone.
Da qui si ha una visuale libera della massa di terra che riempie il bacino fino ai margini alti della frana.
Ridiscendo col suono del vento nelle orecchie e nulla sulle labbra.
Davanti all'unica osteria c'è un po' di movimento: gente comune, curiosi, turisti spicci che entrano a cercare un po' d'ombra da questo sole che picchia.
Voci burbere di montanari rispondono alle ordinazioni, maniche rimboccate a portare vino, pane, formaggi, qualche caffè. Persone che lavorano fra Belluno e Pordenone, ma che cercano anche di tenere viva questa parte di montagna così aspra.
Ridiscendo verso Longarone e una volta sulla statale, lo sguardo ancora indugia sulla piccola vela bianca incastonata nella valle.
Il Vajont non è solo luogo. E' tempo. Passato e presente.

Barbara Zanella

Disastro_Vajont.jpg
...in cosa può sperare il raccolto se non nella cura del mietitore?

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Kriash
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Re: 9 ottobre

09/10/2013, 9:39

Io del Vajont (purtroppo) sono parecchio ignorante.
Posso solo paragonare a quello che ho provato sulla mia pelle lo scorso anno con il terremoto e so che non è nemmeno giusto come paragone, vista la proporzione dei due eventi.
Deve essere stata una bella esperienza quella del tuo "viaggio"... spero di poter colmare un giorno questa lacuna nello stesso modo.
:(
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MasMas
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Re: 9 ottobre

09/10/2013, 11:05

Bella testimonianza, brava Barbara!
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: 9 ottobre

09/10/2013, 11:37

Uno scritto molto toccante, brava Barbara.
Ho scoperto le storie del Vajont leggendo i libri di Corona e mi riprometto spesso di andarli a visitare.
In primavera spero di farci un giro in moto e poi salire fino alla diga.
Nessun tramonto sul mare, arcobaleno o altissima cascata può eguagliare la maestosa bellezza di un conto corrente con saldo positivo.

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barbara78e
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Re: 9 ottobre

11/10/2013, 11:07

Se vai su in diga, sali fino a Casso: da lì, l'ampiezza del mondo caduto nel bacino ti colpisce feroce.
Poi per riprendere fiato, ti consiglio di scendere in Valcellina,dalla parte di Cimolais e il lago turchino di Barcis, fino alla piana di Pordenone.

http://www.youtube.com/watch?v=JjWhXPlW9os
...in cosa può sperare il raccolto se non nella cura del mietitore?

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