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Adelaide "Racconto a tema"

09/08/2017, 16:34

Adelaide scostò un lembo della tendina di pizzo e sbirciò dalla finestra della cucina. Otto stava trafficando col motore della trebbiatrice, di nuovo. Anche se la rimessa era abbastanza distante dalla casa, Adelaide riusciva a sentirlo imprecare. Con la testa infilata nel vano motore, dimenava le braccia nel tentativo di smuovere un qualche meccanismo. Stava ancora tirando con forza quando il pezzo cedette. Otto mulinò le braccia nel disperato tentativo di recuperare l'equilibrio e cadde all'indietro, sbattendo dolorosamente il sedere a terra. Quando si rialzò, gettò con furia il pezzo estratto in mezzo al cortile e il volume delle sue imprecazioni salì di un'ottava.
Adelaide sogghignò soddisfatta. Ben ti sta, caprone. Odiava quella macchina almeno quanto odiava suo marito e negli ultimi giorni si era beata della frustrazione di lui e dei suoi goffi tentativi di ripararla. E al diavolo il raccolto, la cascina e questo posto dimenticato da Dio.
Otto terse il sudore dalla fronte e guardò verso casa. Adelaide si scostò dalla finestra con una smorfia. Prese un bicchiere dalla credenza, versò un po' di acqua di rubinetto e bevve avidamente. Odiava anche il caldo. La campagna ribolliva da settimane, una cappa umida li sovrastava ma il cielo non aveva ceduto nemmeno una goccia. Persino respirare era faticoso, alzarsi la mattina era faticoso, fare le faccende di casa era insopportabile. La siccità aveva bruciato gran parte del granturco e Adelaide sapeva che a ottobre suo marito sarebbe andato a elemosinare un nuovo prestito in banca. Lo odiava anche per questo. Avevano ipotecato tutto ormai, anche le cimici che infestavano la cascina e che sembravano le uniche a prosperare.

Eppure hanno avuto qualche agosto migliore di questo. Qualche agosto della loro gioventù, quando c'era la speranza e non c'erano i problemi cardiaci. Quando c'era amore per la terra e non c'erano avvisi di scadenza e minacce di pignoramento. L'agosto in cui fecero quella memorabile vacanza nel Grand Canyon ad esempio. La macchina a noleggio si era rotta e avevano dormito nei sacchi a pelo. Otto la aveva presa in giro per la sua paura dei serpenti a sonagli e poi avevano fatto l'amore sotto un'immensità di stelle.
L'estate in cui ero rimasta incinta di Alberto, ricordò con un sorriso nostalgico. Ma Alberto è morto ormai. Siamo morti anche noi, solo che non ci rassegnamo a esserlo. Il mesto sorriso della donna si spense.
Non voleva pensare al figlio proprio adesso, pensarci le causava un malessere profondo che la faceva sprofondare in cupe depressioni che potevano durare giorni o settimane. "L'agra secca", la definiva Otto con strafottenza. "Il caprone", lo definiva lei per vendicarsi della sua insensibilità, ma lo faceva solo quando lui non poteva sentirla o nella sua mente, dove lui non poteva raggiungerla.
Ecco la tua minestra, caprone. Oggi sembra quasi che piove, caprone. Puoi passarmi il telecomando per favore, caprone?
Solo l'odio la faceva stare bene, la faceva sentire ancora viva. L'odio le aveva permesso di continuare ad alzarsi ogni mattina negli ultimi quindici anni. Se qualcuno le avesse chiesto perché provava un tale risentimento nei confronti di Otto, non avrebbe saputo rispondere. Forse lo riteneva responsabile della morte di Alberto, che è stato anche il motivo della separazione durata tre anni. Ma questo è accaduto all'inizio, quando il dolore era troppo recente e troppo vivo. Quando ha dovuto trovare un capro espiatorio per sopravvivere alla sofferenza.
Dopo tre anni era tornata a casa ma il rancore era rimasto e in quella cascina polverosa le risate si erano seccate, le rughe moltiplicate ed un confortevole silenzio era calato su di loro. Aveva smesso di chiedersi il perché e aveva semplicemente cominciato a godersi la sensazione che le dava.
Eppure fu proprio in questi giorni di agosto, quando il caldo era diventato insopportabile e le persone si muovevano a rallentatore come zombie, che i pensieri di Adelaide si erano schiariti. Non si trattò di una vera e propria illuminazione trascendentale ma piano piano tutto acquisì un senso, come una trama misteriosa che finalmente giunge alla rivelazione finale.

L'ingresso di Otto la distolse dai suoi pensieri. L'uomo spalancò la portafinestra della cucina e pulì gli scarponi da lavoro incrostati di terra sullo zerbino, con l'unico risultato di spargere ovunque fango secco e polvere.
<<Quella maledetta mi sta facendo dannare>>, sbottò.
Adelaide gli lanciò un'occhiata gelida. <<Dovresti chiamare Mario>>.
<<Quel viscido ladro? Nemmeno per sogno, posso ripararla da solo. Per Dio, Adele, togliti quell'espressione dalla faccia, sembri un limone secco>>, la rimproverò.
Adele obbedì come un automa e trasformò il broncio in un gelido sorriso.
<<Il pranzo è pronto>>, disse aprendo il frigo.
<<Cosa hai fatto oggi? Spero non di nuovo quella dannata insalata di riso>>
Lei si bloccò a metà strada tra il frigo e il tavolo, con una grossa scodella in mano.
<<Insalata di riso>>, rispose atona,<<ma se preferisci posso scaldarti un po' di minestra>>
<<Minestra con questo caldo infernale, puah. Solo tu puoi avere idee così balorde>>.
Adelaide rimase immobile con la scodella in mano, in attesa che Otto prendesse una decisione.
<<E va bene, scalda quella dannata minestra, chissà che non mi faccia venire un colpo, così sarai contenta>>.
Adele sostituì il riso con la minestra e la mise sul fuoco. Spiegò una candida tovaglia sulla tavola e apparecchiò per due.
<<Stai organizzando una festa forse?>>, domandò lui ironico. <<Non vedo questa tovaglia dal Natale del 1984>> aggiunse, compiaciuto della battuta.
<<E' finito il sale, vado un attimo in dispensa>> disse lei ignorandolo.

Quando rientrò, Otto era girato di tre quarti, con i piedi appoggiati su una sedia. Calzava ancora gli scarponi sporchi ma Adele non lo rimproverò. Lo lasciò guardare il telegiornale, senza badare ai borbottii e ai commenti a cui ormai era assuefatta. Versò la minestra calda in due piatti, riempì una caraffa di acqua e affettò il pane. Otto salò la minestra con due grosse manciate prese con le dita sporche di grasso di motore. Adele non disse nulla nemmeno questa volta.
<<Ha un sapore strano, cosa ci hai messo?>> commentò Otto
<<Cumino>>,
<<Cumino, puah. Solo tu potevi mettercelo nella minestra>>
Adelaide sorseggiò la propria minestra in silenzio, studiando ogni capello, ogni ruga, ogni espressione di suo marito. Era come un pittore intento a prendere le misure del prossimo soggetto di un quadro. Memorizzò i grigi, sparuti capelli, che un tempo erano stati castani e ricordò di come li stringeva forte durante i loro amplessi. Prese nota delle orecchie, che avevano quel ripiegamento caratteristico sui lobi, che aveva ereditato anche Alberto. Osservò il doppio mento e i peli arricciati che sporgevano dallo scollo della canottiera. Ebbe nostalgia delle braccia forti con cui la stringeva quando dormivano abbracciati e che ora sembravano sacche molli aggrappate alle ossa e immaginò gli addominali che un tempo ammirava e che ora erano sepolti dalla pancia a botte. Lo osservò attentamente mentre inghiottiva cucchiaiate di minestra, ignaro del ribrezzo che le deformava il volto.
Eppure lo aveva amato un tempo, quando il suo copulsivo sfregarsi il sopracciglio era solo un vezzo curioso invece di un tic fastidioso.

Finì la minestra prima di lui e rimase così, con i palmi delle mani appoggiati in modo composto sulla tovaglia intonsa, come una bambola a molla che ha esaurito la carica.
<<C'è il tiramisù, se vuoi>>, gli comunicò quasi con dolcezza quando anche lui ebbe terminato il pasto, ma Otto le rispose con una smorfia sofferente <<Oggi passo, non mi sento tanto bene di stomaco>> e si strofinò il pancione come una gestante.
<<Vai a riposare allora, la trebbiatrice può aspettare un giorno in più>>
<<Hai ragione, forse dopotutto è meglio chiamare Mario domani e vedere come va>>, le rispose accomodante e si trascinò fino al piano superiore.
Adelaide sparecchiò la tavola, lavò i piatti, scosse le briciole dalla tovaglia, spazzò il pavimento e travasò il sale dalla latta dentro una confezione di veleno per topi che poi ripose in dispensa. Tolse il grembiule, sciolse i capelli e si accomodò in veranda con un bicchiere di limonata.
Appoggiò il telefono cordless sul cuscino imbottito accanto a sè e sorrise. Se si fosse guardata allo specchio, avrebbe visto una Adele giovane, dal colorito roseo e occhi raggianti. Neppure la calura soffocante sembrava scalfirla.
Il campo di granturco ondeggiava poetico e tre corvi banchettavano tra le grandi ruote della trebbiatrice.
<<Salute!>>, brindò la donna all'indirizzo della macchina e pensò che non aveva mai fatto una limonata così buona.
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Re: Adelaide "Racconto a tema"

09/08/2017, 22:21

Racconto dall'ambienetazione, per me, originale. Una tragedia sul filo della disperazione, che risulta quasi comprensibile, date le premesse. Stile diretto e funzionale, che ci consegna la vicenda senza tanti filtri.
Carino.
Bada però che alcuni verbi sono al presente. E poi forse la parte centrale dopo il primo stacco, essendo un flaschback ed essendoil racconto al passato, andrebbe al trapassato.
Da vicino nessuno è nOrMaLe
La vita è una corsa, e io sto cercando una panchina
Una risata vi seppellirà

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Re: Adelaide "Racconto a tema"

12/08/2017, 8:56

Grazie per il commento.

Di solito non uso i verbi al trapassato perché li odio anche da lettrice. Mi danno un senso di falsità, di pesantezza, ma è un mio gusto personale ovviamente ::-<:
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Re: Adelaide "Racconto a tema"

19/09/2017, 7:38

Anche secondo me qualche rempo verbale andrebbe modificato, ma può andare ;-)

Piuttosto, non capisco perché lei cambi nome: Adelaide o Adele? (se il secondo è come soprannome, ne avrei scelto un altro, dato che il nome Adele esiste... e lo avrei usato solo in bocca al marito, non nel testo)

Ma la vera domanda è: lo ammazza?
O si suicida anche lei?
O vuoi crudelmente lasciarci nel dubbio? :-P
Se è solo omicidio, lei avrebbe dovuto mangiare insalata di riso,
se è omicidio-suicidio allora perché prende il cordless?

E con questo dubbio inizierò la giornata... ;-)
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
(Mark Twain)

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