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AGGETTIVI - il parere di un maestro

07/03/2016, 15:51

Meglio tardi che mai. Luogo comune adatto per il ritardo con cui colgo un invito di Monia (vedi PROPOSTE DI SPUNTI nel sovraforum), che riguardava gli aggettivi.

Sono andato a riascoltare questo:

viewtopic.php?f=132&t=4157&p=51826

perché mi ricordavo che da qualche parte veniva trattato il tema degli aggettivi. Troppo lungo riportare per esteso la sbobinatura di quegli ascolti. Mi limito a qualche idea.

A proposito degli aggettivi, Pontiggia cita una battuta di un banchiere: "Se non guadagno, perdo". Come a dire: non esiste la neutralità, tutto ciò che non migliora il testo, lo danneggia. Cita poi l'opinione di J. Renard, che preferisce "Cielo" a "Cielo azzurro", perché quest'ultimo è un cliché, cioè qualcosa di ovvio.

Pontiggia, però, continua l'analisi. Non bisogna pensare che l'assoluta economia di aggettivi sia l'unica possibilità. Si può anche adottare una "aggettivazione lussureggiante", ma tenendo sempre presente un criterio di economicità. Se cioè si vogliono usare 5 aggettivi, bisogna che "4 siano pochi e 6 siano troppi".

Termino con un mio commento. L'efficacia e la tenuta di un testo, dunque, non sono funzione diretta del numero di aggettivi (e, aggiungerei, di avverbi) utilizzati. I criteri per giudicarle (efficacia e tenuta) non sono quantitativi (mia personale nota polemica: come a volte sembrano voler suggerire i forum di scrittura creativa), ma...

E qui mi fermo, perché la risposta è difficile.


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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

21/03/2016, 14:21

Proseguo l'analisi sugli aggettivi che ho iniziato nel post precedente. Pontiggia si chiede come fare a capire se un aggettivo è efficace oppure inutile. La risposta è, in un certo senso, piuttosto semplice, e si può riassumere in una domanda: cosa accade al testo se si elimina quell’aggettivo? Perde o acquista efficacia?

Per esemplificare il criterio, Pontiggia lo applica al seguente incipit di un racconto di Ambrose Bierce, scrittore americano vissuto fra il 1842 e il 1914:

Una mattina di buon’ora del giugno 1872 uccisi mio padre. Un atto che a quel tempo mi fece una profonda impressione.

Secondo voi, l’aggettivo “profonda” è efficace o no? È banale, oppure svolge una funzione importante?


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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

21/03/2016, 14:29

Premesso che "fare impressione" è una locuzione che io non userei in un mio libro, e quindi spero di coglierne pienametne il significato.. credo che in sè includa anche il senso di "profondo" che è stato aggiunto con un aggettivo. Cioè, non trovo una gran differenza tra rimanere impressionato e profondamente impressionato.
Sbaglio..?
D'altro canto, togliendo quell'aggettivo la frase mi suona troppo comune. :roll:
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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

21/03/2016, 15:33

Sono del parere che quel "profonda" - quantitativamente - poteva essere tagliato fuori benissimo; "fare impressione" non scatena una reazione diversa dal "fare una profonda impressione" in chi legge.

Però il racconto è una narrazione in prima persona e quell'aggettivo che può sembrare apparentemente inutile, trova posto nel descrivere il modo di esprimersi del parenticida, e immagino che quel "profonda" verrà approfondito più avanti.

Devo recuperare qualcosa di Bierce.
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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

21/03/2016, 20:08

Così, decontestualizzato, se devo trovare un significato a quel "profonda" mi viene da dire che senza l'impressione mi sarebbe parsa più del momento, mentre quel "profonda" mi da l'idea di una cosa che fa riflettere, cui si pensa e ripensa, che rimane più nella coscienza.
Ammetto però che non saprei se, editando il testo, avrei suggerito di toglierlo.
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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

22/03/2016, 15:32

Pontiggia si dilunga molto su questo esempio: quasi un quarto d'ora di trasmissione. Riassumo soltanto qualche idea.

La presenza dell'aggettivo aumenta il distacco temporale e apre un grosso interrogativo sul presente del protagonista. Il gesto è già grave di suo... e dire che all'epoca fece una "profonda" impressione, apre un abisso: adesso, quale sarà l'impressione che al protagonista farà quel gesto?

Il realismo psicologico ne risulta molto accresciuto. Per quanto detto prima, l'incipit sembra implicare che ora l'impressione non sia poi granché. Questo sconcerta, ma la dice lunga su quale sia la realtà dell'essere umano.

Ho trovato la versione originale del racconto:

http://www.ciudadseva.com/sevacity/stor ... ration.htm

e una traduzione italiana:

http://www.goldenbookhotels.it/gbh2014ita.pdf

Leggendolo, direi che l'aggettivo "incriminato" è assolutamente adeguato al tono e al contenuto che il racconto svilupperà. Qui, non ci sono "regole di buona scrittura" che tengano.


Paolino
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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

27/02/2017, 23:45

https://blog.mestierediscrivere.com/tag ... pontiggia/

Mi sembra interessante le ultime righe di questo post.
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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

28/02/2017, 14:33

Quasi da farci una citazione.
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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

28/02/2017, 15:27

Scrivere sottraendo, trovo sia proprio dei geni...

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Re: AGGETTIVI - il parere di un maestro

28/02/2017, 17:01

A me sembra che Pontiggia dica qualcosa di leggermente diverso. Leggete il mio primo post di questo argomento, dove ho citato Pontiggia quasi letteralmente. Non dice di utilizzare "pochi" aggettivi, ma di far sì che se ce ne servono 5, "4 siano pochi e 6 siano troppi". E a mio parere, è una cosa ben diversa dal concetto un po' più semplificatorio di "tagliare".

Paolino
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