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Silves
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Re: 1983

10/05/2017, 15:01

"Mi chiamo Anna". "E cosa la porta qui?". Ci penso su, ascolto il mio e il suo respiro nel silenzio che si crea. Rifletto. "La vita". Guardo fuori dalla finestra, il cielo è limpido, il vento scompone le fronde degli alberi facendo volare le foglie ormai gialle. L'autunno, che meravigliosa stagione, la mia preferita dove tutto apparentemente muore ma non lo è mai. "Me ne parli". Lo guardo in viso. È un bell'uomo sulla cinquantina, alto, occhi scuri ma è la sua voce che mi piace. Mi rilassa, mi distrae da ciò che penso e inevitabilmente parlo di quel che mi è accaduto. "La vita mi porta qui, troppa confusione, troppo rumore, troppo tutto. Fin quando perdi la cognizione di te stesso e del mondo e guardi solo ciò che gli altri t'impongono di guardare. Ma c'è un limite. E io l'ho superato ma nel modo sbagliato". Lui mi guarda impassibile, non riesco a capire ciò che pensa e questo mi dà fastidio, sono troppo abituata ad avere il controllo su tutto. "Le vede queste?". Gli avvicino i miei polsi, le cicatrici sono evidenti ma ormai rimarginate. "Questo è stato il mio modo di passare il limite. Ed è sbagliato". Ci osserviamo a lungo, in silenzio, senza che nessuno parli ne si muova. Poi lui si alza e senza dire una parola va' verso la sua libreria piena zeppa, cerca qualcosa per un minuto che sembra infinito. Poi si gira e mi porge un libro, leggermente logoro nei bordi, copertina blu con una scritta dorata. "Lo legga e quando avrà finito ritorni. Mi ha aiutato, lo farà anche con lei". Non leggo neanche il titolo, mi alzo e vado via.
Ecco tutto questo è accaduto esattamente tre anni fa, adesso sono padrona di me stessa, del mio tempo e del mio mondo. Ho imparato a vivere. Il libro è messo in bella vista sullo scaffale della libreria del mio ufficio, 'L'educazione sentimentale' di Flaubert. Non so se sia stato il libro, la dedica in esso o semplicemente io stessa, ma so che sono cambiata. Quando lo vedo ripenso a ciò che ero e a ciò che sono.

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Re: 1983

12/05/2017, 15:08

Titty ha scritto:Le gare è un pretesto...sennò non scriviamo con costanza.

Infatti! ^_^
Anche perché se scriviamo poi solo in 3-4 neanche si vota...
Ma è bello mettersi in gioco, e vengono fuori proprio dei gran bei racconti, complimenti ragazze!

Io ora vi posto il mio: mi piaceva l'idea, ma non ne sono affatto soddisfatta fiut
La vita non consiste soprattutto - e nemmeno in gran parte - in fatti e avvenimenti.
Consiste soprattutto nella tempesta di pensieri che infuria senza posa nella nostra mente.
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Re: 1983

12/05/2017, 16:00

1983 - Una storia come tante.doc
(40 KiB) Scaricato 5 volte


Ecco qua, vi ho messo il file word perché con l'impaginazione ecc mi è venuto un po' lunghino...
Lo posto pure di là per esteso, per chi - come me! - ha difficoltà a scaricare i files.

Non ne sono molto soddisfatta :|
Ma se vi va di leggerlo e darmi qualche commento, potrei migliorare


LO SO che nelle dediche di Elisa ci sono degli errori (grammaticali ecc), ho cercato per quanto possibile di differenziare lo stile tra la ragazzina ignorante e il professore "studiato" (e mi piacerebbe ricevere i vostri commenti al riguardo)
Vi prego però di segnalarmi con doppia matita blu se trovate errori anche nelle dediche di Sergio (visto quanto sono puntigliosa al riguardo, massacratemi pure!!) ;-)
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Re: 1983

17/05/2017, 13:43

Chi si aggrega? Chiudiamo e ci becchiamo lo scettro noi tre dolci pulzelle o arriva pure qualche rude cavaliere che porta a spasso un drago? Smetto di leggere fantasy e torno alla realtà.
Non aspettate il 2023 per mettere un racconto del 1983. Diventiamo vecchie, qua.
E già...siamo un pezzo avanti. :P fiut
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

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Re: 1983

17/05/2017, 21:44

Mi perdonate se mi permetto un racconto scritto di getto? A me è venuto questo. Magari non è proprio in tema, ma io ve lo butto qui.

Legami

La mano si appoggia, lenta, sul libro. Lo solleva. Il libro fluttua, senza peso, fino davanti gli occhi.
La torcia nell'altra mano lo punta, illumina la scritta sulla copertina.
Lo sguardo va intorno, alla stanza, a quel mondo sconosciuto. Il fascio di luce inquadra i muri, congelati nel tempo dal vuoto siderale. Il tanto materiale, forse un tempo qualcosa di strutturato, ma ora solo frammenti distrutti. Sepolti qua e là altri blocchi di carta come quello, quasi tutti molto più rovinati.
Quello invece è intero. Apre alla prima pagina, nota la scritta fluente in contrasto ai caratteri ordinati. Chiude, stringe il libro, volta il casco verso l'alto.
La tuta emette qualche spruzzo azzurro dagli ugelli posti lungo braccia e gambe, si sposta senza peso verso l'alto. Raggiunge il buco nella parte alta, invisibile finché non viene inquadrato dalla torcia.
Qualche altro piccolo sfiato, un piede puntelato sul muro e il moto perpetuo cambia direzione, passa nel buco, entra nel tunnel nella roccia. Sfila accanto al macchinario da scavo, silente dopo la faticata di un attimo prima, per bucare l'ultimo strato di roccia.
La mano passa il libro nell'altra, assieme alla torcia. Poi si appoggia alla roccia. Si da una spinta, procede qualche metro, poi corregge appena la rotta. Intanto osserva ancora l'oggetto.
Venti metri dopo appare il nero punteggiato di stelle.
Esce sulla superficie dell'asteroide Nh-106. Ruota su se stessa, ciò che prima era la parete verticale da cui era uscita ora è il terreno. Si gira verso il cubicolo su tre piedi del mezzo di atterraggio che l'ha portata giù dalla Astraphis Gourka.
Ancora due spruzzi, un piede spinge sulla roccia, un balzo la lancia verso il mezzo.
Raggiunge il portello, ammortizza l'arrivo con piede e mano. Passa il palmo su una piastra scura e la porta metallica scorre sul lato. Dentro luce soffusa e la camera stagna.
Attraversa lo scudo di forza che tiene dentro aria e gravità, e di colpo riacquista il suo peso, più quello della tuta da esterno. Atterra in piedi, il portello si chiude.
Toglie il casco, scuote i capelli violacei lunghi fino alle spalle, tranne che sul lato sinistro dove il taglio rasato ha inciso il numero 13 del suo squadrone e in piccolo la matricola 7341.
Sfila la tuta da esterno, grossa e pesante, e rimane con quella da interno.
Intanto il portello di accesso alla cabina si apre, oltre la camera coi sedili di comando, sulla soglia il capitano Segrane.
Lei scatta sull'attenti, il pugno contro il petto: "Capitano!"
Quello fa un passo e batte a sua volta il pugno sullo sterno, per poi riabbassare la mano: "Libera, sergente."
Lei abbassa il braccio e torna rilassata, lo sguardo concitato: "Capitano, ho sfondato. C'è una camera. Non è naturale, come dicevo."
L'uomo avanza un passo: "Bene! Cos'hai trovato?"
La sergente prende il libro: "Segni di una civiltà. Guardi, ce ne sono tanti, e chissà cos'altro."
Il capitano spalanca gli occhi e prende l'oggetto, lo rigira, apre la prima pagina: "Incredibile. Sembra un libro, anche se, guarda quanti supporti, come sono sottili. Passa il dito sulla dedica, sfrega: "Non si muove nulla, non sembra funzioni. Ogni pagina è fissa, su un suo supporto sottile, una sotto l'altra."
La sergente punta gli occhi in quelli del superiore: "Ha visto i caratteri? Qualcuno somiglia ai nostri."
Sfogliano, il capitano tocca i simboli neri: "Questa sembra una altha, una rede e anche un theit. Questi altri non li capisco." Alza lo sguardo e coglie le iridi celesti della sottoposta. Aggrotta le sopracciglia: "Cos'hai in mente?"
"Sembra scrittura. Non somiglia tantissimo a quella umana? E se questo asteroide fosse, magari, un frammento di Therria?"
L'uomo si drizza: "Un frammento dopo l'esplosione? Un asteroide in viaggio da quella nebuosa, quando ancora era una galassia. Chissà com'è, è rimasto integro."
"Dopo tutto, la roccia di questo asteroide è ipermolecolare, un'anomalia straordinaria. Con il disintegratore nucleare ci abbiamo messo molte ore."
"Durante l'esplosione si è generata l'anomalia, così il frammento è schizzato indenne per migliaia di anni luce fino ad arrivare qui."
"E noi l'abbiamo ritrovato. Un pezzetto dell'antica patria perduta."
Il capitano sorride: "Potremmo passare alla storia." Si gira con libro in mano, fa un passo nella cabina, poi torna a guardare la donna, tornata marziale: "Sergente, hai detto che ce tanta altra roba?"
"Affermativo capitano."
"E perché hai preso proprio questo?"
"Perché? Lei sa bene come io abbia da subito avuto la sensazione ci fosse qualcosa su questo asteroide. Sarà stupido, ma era come se sentissi che c'era una storia che chiamava per essere liberata. Ecco, chiama da dentro questo libro."
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Re: 1983

17/05/2017, 22:10

Ah, allora sei tu il rude cavaliere. ;)
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Re: 1983

17/05/2017, 22:12

Soprattutto rude. :D
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Re: 1983

17/05/2017, 22:27

C'era una volta uno sgozzapulzelle...
mi pare che la favola iniziava così... E niente, buonanotte, vista l'ora. Leggo domani. Zzzzzzz...
Prima o poi una favola della buonanotte ce la inventiamo.
P.s. non so perché nelle favole si inseriscono spesso draghi, cavalieri e pulzelle. Vediamo un po'.
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Re: 1983

19/05/2017, 8:09

Bellissimo, MasMas! <3
(il racconto, intendo :-P )

Titty, leggi "Il mondo incantato", di Bettelheim: parla appunto del perché nei racconti vaghino pukzelle, draghi, ecc ;-)
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Re: 1983

19/05/2017, 10:09

Grazie del suggerimento. Con calma mi appresto a leggere tutto, se Dio vuole.
"Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi".

F. Kafka

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